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A proposito di scienza………..

Alcune riflessioni durante un seminario sul “fare scienza coi bambini”.

 

conservazione liquidi

Seminario “I laboratori del sapere scientifico nella Scuola dell’Autonomia”

Workshop tematici –  gruppo 1 – 1° ciclo

“Il laboratorio del sapere scientifico…: progettazione curricolare e realizzazione didattica”

Intervento di Daniela Sgobino

Mi chiamo Daniela Sgobino e sono insegnante di scuola dell’infanzia nel comune di Scandicci.

Come si vede anche dal colore dei capelli, sono una veterana e ho fatto parte del gruppo di lavoro che ha collaborato a suo tempo col Professor Carlo Bernardini, proprio all’inizio del progetto di Educazione Scientifica che ha introdotto, come si è detto anche stamattina, il grande lavoro della Regione Toscana sull’argomento.

Parlo per la mia esperienza d’insegnante nella scuola dell’infanzia, e com’è emerso da più parti, posso confermare che la formazione per me e le mie colleghe si è rivelata fondamentale: infatti la costruzione di presupposti teorici descrive la cornice di intervento educativo-didattico entro la quale siamo più o meno certi di non combinare guai. E’ vero che siamo tutte abbastanza in difficoltà rispetto ai contenuti scientifici che, per i nostri trascorsi scolastici, non padroneggiamo abbastanza, tuttavia la formazione ci impegna a definire obiettivi condivisi dell’apprendimento dei bambini che ci danno la misura delle cose da fare. Le insegnanti, come giustamente è stato detto in precedenza, non sono onniscienti (guai se ci ritenessimo tali!) e quindi è necessario fare cose a misura di bambino, per non inoltrarsi in progetti di difficile gestione. Le cose a misura di bambino però nascono dai bambini stessi che con le loro domande ci indicano i loro interessi e le loro potenzialità.

E’ proprio la curiosità dei bambini che dà l’imput alla costruzione di percorsi didattici molto coinvolgenti, proprio perché nati dalle loro domande e, fattore determinante, legati al loro vissuto quotidiano che rende le esperienze  interessanti.

Può capitare così che mi trovi a parlare con i bambini di bagnetto nella vasca e da lì parlare di acqua, di galleggiamento, per poi trovarmi in un museo a scoprire com’è fatta una balena di 25 metri e quindi misurarla con un filo di lana rosso; portare a scuola il “filo della balena” per scoprire con i bambini che il salone della scuola è lungo una balena o che il perimetro della recinzione è lungo 2 balene e mezzo.

Come pure può capitare di vedere una “chiazza luminosa” sul soffitto della sezione, all’ora di pranzo e comprendere, passo dopo passo, che non è l’insegnante a produrla né la seggiolina immediatamente sottostante e neppure il lampadario sovrastante perché spento, ma in un gioco d’ipotesi e verifiche continue, arrivare a scoprire che il sole illumina una bottiglia di acqua, com’è descritto nel libretto La traccia di un’innovazione, allegato in cartellina.

L’osservazione del fenomeno, la discussione conseguente, la formulazione d’ipotesi e la loro verifica immediata per rilanciare nuove idee condivise, è il modo per sviluppare l’interesse, evitando quindi il rifiuto, verso contenuti di tipo scientifico. Abbiamo evidenziato quanto sia grande la curiosità dei bambini, quanto si appassionino alle scoperte e alle discussioni condividendo con i compagni le proprie conoscenze, che in qualche modo hanno sin da piccoli.

Il bambino sul seggiolone che getta ripetutamente oggetti verso il pavimento sperimenta la forza di gravità, anche se non lo sa e così anche altre informazioni sono già presenti nel bambino, pur se in forma non elaborata. Questo patrimonio di conoscenze esistenti è ciò che va valorizzato, incrementato e ci consente di procedere nello sviluppo delle abilità di tipo scientifico dei bambini. (scientificità non specifica).

Il grande lavoro di confronto di esperienze, di elaborazione d’ipotesi, di verifica, di dialogo tra i compagni, agisce su quella che Vygotskij definisce la zona prossimale di sviluppo, cioè l’area in cui il bambino non ha ancora raggiunto una competenza, ma vi è talmente vicino che l’aiuto di un compagno più grande può fargli guadagnare la competenza stessa.

In questa prospettiva il lavoro fatto aiuta tutti i bambini a trarre vantaggio dalla condivisione di esperienze che, proprio perché interdisciplinari e ad ampio respiro, è fondamentale si compiano sin dalla scuola dell’infanzia.

 

“La traccia di una innovazione”: i risultati della ricerca.

Una ricerca interessante
L’analisi dei dati ricavati dalle risposte al questionario, propinato agli studenti che hanno frequentato la scuola dell’infanzia di Scandicci negli anni dal 1983 al 2002, fa emergere una situazione assai promettente anche se il campione è esiguo per la mancanza di dati anagrafici. La ricerca si pone l’obiettivo di verificare se i bambini di allora conservano traccia di un pensiero razionale educato quindi alla problematizzazione e alla ricerca di soluzioni.
Nonostante la scarsità di recapiti, le risposte pervenute via web ai vari quesiti rendono chiara l’idea di un intervento educativo di natura scientifica congruo, incisivo, interessante e pregnante.
Le ricadute di questa modalità educativa sulla vita reale degli studenti emergono chiaramente dalle risposte alla domanda finale che riguarda le strategie seguite dai ragazzi e dalle ragazze nel risolvere i problemi di vita quotidiana……………
Questi i dati più salienti e le conclusioni tratte dalla loro analisi:
a) Il dato sul percorso di studi fa espressamente riferimento alla scelta scientifica per il 43% dei ragazzi che, se si somma alla percentuale di chi ha scelto un indirizzo tecnico-professionale (il 28%), sale al 71%, dato decisamente consistente rispetto ai valori di 4% liceo classico, 4% artistico, 11% linguistico, 9% psicopedagogico.
b) E’ egualmente rilevante il dato che riguarda il motivo della scelta del percorso di studi motivata dalla passione e/o dall’attitudine per le materie scientifiche per il 53% degli studenti, mentre dalla facilità di trovare lavoro è del 8%, quella di lavorare con bambini 7%, la passione per le culture straniere e le lingue 12%, la passione per l’arte e la manualità 6% e 13% altre risposte.
c) Le risposte al quesito “secondo te l’attività scientifica svolta al Turri consisteva in giochi in cui eri spettatore oppure giochi individuali fatti da ciascuno di voi o ancora giochi o attività in cui eri protagonista di una proposta fatta dall’insegnante” ci dànno una grande soddisfazione perchè viene confermato lo spirito con cui venivano proposte le esperienze e che mirava a promuovere l’iniziativa di tutti i bambini, in una situazione di gruppo, lasciando loro la libertà di esporre il proprio pensiero e fornire soluzioni creative ai problemi posti. Infatti le percentuali in ordine sono 2% spettatore, 12% giochi individuali, 85% protagonisti di una proposta dell’insegnante.
d) Le risposte alla domanda “Ti capitava di raccontare ad altri quello che avevate fatto?” sono positive nella misura dell’ 88%, dato che fa pensare ad uno scambio di pensieri e informazioni ampio e interessante.
e) L’ultima domanda dà in qualche misura la conferma dell’impostazione di tutto il progetto relativo all’attività scientifica nella scuola dell’infanzia perchè dimostra che è importante abituare i bambini a ragionare e a trovare soluzioni proprie ai problemi, attività che si traduce in sviluppo delle capacità razionali e trova una sua ricaduta nella vita reale delle persone. Infatti alla domanda “Nell’affrontare una difficoltà o nel risolvere un problema, quale strategia usi”: hanno risposto per il 60% “rifletti e cerchi una soluzione autonomamente”, per il 36% “chiedi consiglio” e per il 2% “prendi tempo”.