Dal cibo ai liquidi non newtoniani

Campo d’esperienza: “La conoscenza del mondo”.

Intelligenza: “logico-simbolica. “naturalistica”.

Esperienze gruppo 5: “correlare i fenomeni tra loro”.

Attività di sezione – bambini 4/5 anni

Prerequisiti: 3) discriminazione,  9) simbolizzazione

Obiettivi educativi:

  • Riconoscere lo stato liquido e solido.
  • Riconoscere le qualità “duro” – “morbido”.
  • Discriminare oggetti duri dai morbidi, liquidi dai solidi.

Obiettivi trasversali:

  • Manipolare sostanze di varia consistenza: liquidi, solidi, polveri.
  • Condividere l’attività di cucina.
  • Rispettare le regole e il turno nel gioco.

Materiali:

per l’attività di cucina: ciotole, acqua, uova, farina, mestoli di legno; per l’attività sperimentale: acqua e maizena; per l’allestimento del ristorante Slow Food: cartoni grandi, tempera, stoffe, tavolini, coltelli, bilancia, taglieri per gli impasti.

Spazi:

Salone del ristorante Slow Food presso il Castello dell’Acciaiolo, sezione.

Le nostre abitudini alimentari:
Una storia raccontata ai bambini ci porta a parlare di benessere e alimentazione corretta. Proponiamo un questionario alle famiglie per sondare le abitudini alimentari dei bambini e scopriamo che molti non fanno colazione, altri che mangiano quasi esclusivamente merendine e per questo decidiamo di affrontare l’argomento dei cibi sani.
Cerchiamo immagini per rappresentare gli alimenti preferiti dai bambini; chiamiamo una nonna a fare biscotti a scuola e, per sperimentare la realizzazione di cibo “sano e genuino”, aderiamo all’ attività  dal titolo “Le mani in pasta”, una proposta educativa del ristorante Slow Food presso il Castello dell’Acciaiolo, dove ci aspettano per insegnarci a fare le “tagliatelle”.
L’attività piace talmente che ci riproviamo anche a scuola; costruiamo in classe il “Ristorante Slow Food” usando cartoni, stoffe, tempere. Sopra il tavolino, all’interno dell’angolo, ci sono contenitori di acqua, farina, pasta da manipolare e attrezzi vari per impastare, tagliare, pesare e contenere la pasta.

con l’impasto ben schiacciato dal mattarello, si passa alla macchina per fare le tagliatelle.

Un impasto semplice: acqua e farina.
Ci divertiamo a preparare l’impasto aggiungendo acqua alla farina, lentamente, mescolando sempre perché non si creino grumi. Scopriamo che con poca farina, l’impasto è molto morbido, semplice da girare. Via via che si aggiunge la farina diventa sempre più “difficile” mescolarla. Nello svolgere l’attività osserviamo l’impasto e scopriamo che è morbido, bianco, pian piano diventa “durino”. È fresco e piacevole al tatto. Quando si prende con la mano è appiccicoso ma dopo che si è messa altra farina non lo è più. Tutti i bambini sperimentano a turno, mescolando, impastando, manipolando e facendo considerazioni sulle caratteristiche dell’impasto.

il nostro ristorante Slow Food

Impariamo i liquidi:
Passiamo molti giorni a giocare al ristorante quindi cogliamo l’occasione per fare un nuovo gioco con l’acqua e la farina; tutti i bambini intorno ad un tavolo collaborano alla preparazione di un impasto “strano”.
Stavolta cominciamo col mettere l’acqua nella ciotola e proviamo a bagnare il dito: lo alziamo ……… che succede? “Gocciola!”. Adesso mettiamo due dita: “Gocciola ancora”. Mettiamo ora tutta la mano nell’acqua: “Gocciolano tutti i diti”. Alla domanda: “Perché?” i bambini rispondono “Perché dentro c’è le gocce”. “La mano può entrare nell’ acqua?”. “Sii!”. “Proviamo a dare un cazzotto all’ acqua?”. “Sii!”.
Il tentativo crea un po’ di schizzi anche se a provare è un bambino per volta. Sul tavolo abbiamo messo in precedenza dei teli di nylon e quindi l’acqua spanta è facilmente rimossa da alcune spugne pronte all’uso.
Riflettiamo: “Le dita entrano facilmente nell’acqua ed escono gocciolando; se diamo un cazzotto all’acqua, la mano entra con facilità facendo schizzare fuori l’acqua battuta. Sapete come si dice di una cosa che scende a goccioline, come l’acqua?”. Silenzio. “Si dice che è liquida, infatti l’acqua è un liquido”.
“Qualcuno di voi conosce altri liquidi?”. “Sì, il latte”. “Anche il succo di frutta”. “Il latte, il succo di frutta, bravi ……… e poi?”. “C’è anche il mare che si fa le goccioline quando si esce!”.

prepariamo lo strano composto: mescolando constatiamo che è “già un po’ durino”.

Un impasto strano

Dopo aver giocato con l’acqua e riflettuto sui liquidi, ne utilizziamo ancora con un po’ di amido di mais per preparare un impasto che si comporta in modo davvero strano.
Facciamo mescolare a un bambino l’acqua con un po’ di amido di mais (possiamo usare anche la maizena), aggiungendone via via una piccola quantità. Ogni tanto facciamo controllare la consistenza con un dito: “Gocciola?”, “Si”, “Allora è liquido?”, “Si!”.
Continuiamo a mescolare e vediamo che l’impasto diventa difficile da girare, quindi smettiamo e ne controlliamo la consistenza infilando un ditino: “Gocciola, gocciola ancora”. “Allora è liquido?”. “Si!”. “Adesso proviamo a dare un cazzotto, come abbiamo fatto con l’acqua”. Tutti i bambini si offrono e riescono ad aspettare il proprio turno solo quando prometto che lo faranno tutti. Tirano un cazzotto “Ma è pianino!”. “Che cosa è successo?”. “La mano va dentro”. Infatti non si vede differenza di comportamento tra questo impasto e quello dell’acqua, sperimentato in precedenza. “È vero, riproviamo con più forza!”.
Tirano un cazzotto con tutta la forza: “Ahi! Fa male, è un po’ durino!”. “L’impasto è diventato un po’ durino?”. “Si”. “Prova anche te …… e te ……”. Uno per volta tutti i bambini provano e si divertono a “picchiare” il più forte possibile ma qualcuno dice che si sente un po’ “malino”, se si tira troppo forte, perché l’impasto è diventato duro.
“Ma se è duro allora non possiamo mettere dentro il dito. Cosa c’è intorno a noi di duro?” Il tavolo!”. “Già, è duro e io non riesco a far passare dentro il legno il mio dito”. “Proviamo a vedere se il nostro ditino entra nell’impasto?”. I bambini si divertono a uno a uno a intingere il dito e osservano che ancora gocciola.
“Vi sembra duro come il tavolo?” No, va dentro e gocciola”. “Ma se gocciola, allora non è duro! Come abbiamo detto che si chiamano le cose che gocciolano?”. I bambini non se lo ricordano, poi uno dice “Liquido!”. “Bene, sì, si dice liquido; quindi l’impasto è ancora liquido?”. “Sii!”. “Quando è che diventa “duro”, allora?”. “Quando si dà un cazzotto, se è forte, però!”.

l’urto del cazzotto sulla superficie del composto: il pugno non penetra!!

Nella nostra scuola c’è un bidello e i bambini vogliono far la prova con un pugno dato da lui, che sicuramente è più forte.

Così lo chiamiamo e prima i bambini lo fanno provare con l’immersione lenta della mano, poi con il pugno scagliato con forza sull’impasto; anche lui si stupisce di quanto questo faccia resistenza al pugno.

Per divertirsi ancora un po’ (e per ribadire il concetto) facciamo lo stesso gioco con i piedi, prima immergendone lentamente uno e poi sferrando all’impasto una solenne pedata.

Soltanto per curiosità.

Dopo ripetute volte che i bambini effettuano il gioco con le mani o con i piedi, riparliamo di cosa sono i liquidi e cosa sono i solidi, citandone alcuni incontrati nella loro esperienza. La conversazione è davvero ricca di spunti ma non volendo allargare troppo il campo di osservazione con variabili non pertinenti, ripensiamo un attimo a ciò che abbiamo appena constatato: “Vi dico una cosa molto difficile, da bambini molto grandi: i liquidi che, quando prendono un colpo con forza, si comportano come le cose dure, si chiamano liquidi non newtoniani; ma non importa che ve lo ricordiate”.
I bambini chiedono di riprovare a tirare i cazzotti e lo fanno variando la forza, secondo le proprie possibilità, mentre i compagni si affollano intorno per guardare le smorfie che fanno quando il pugno si scontra con l’impasto; infine tutti aiutano a rimettere la classe in ordine.

Verifichiamo gli obiettivi educativi:

  • Partecipa alla conversazione e al gioco finale?
  • È disponibile a formulare ipotesi?
  • Riconosce i materiali liquidi e quelli solidi?