IL METODO

Dopo la “scuola aperta” degli anni ‘70 nacque un nuovo impegno di riorganizzazione dell’attività educativa, a livello nazionale e locale.
L’amministrazione di Scandicci, con notevole lungimiranza, investì sulla formazione professionale delle insegnanti di scuola dell’infanzia, per affrontare un problema che si mostrava, già in quel tempo, di rilevante interesse: una difficoltà diffusa tra gli adulti e gli stessi giovani e bambini, ad approcciarsi a contenuti di tipo scientifico.
Il carattere di novità e il taglio sperimentale dell’ attività, associati alla durata dell’ esperienza e agli interessanti sviluppi sul piano dell’offerta educativa,  si tradussero in una formazione di notevole livello che portò le insegnanti a compiere interventi educativi mirati, più consapevoli e consolidati nel tempo.
Si avvertì infatti l’esigenza di intervenire sulle difficoltà d’approccio ai problemi scientifici sin dall’infanzia, attraverso un’educazione alla razionalità, intesa come la predisposizione dei bambini ad avvicinarsi ai problemi con curiosità per divertirsi a risolverli, utilizzando il ragionamento.
La presenza di conoscenze tacite in bambini anche piccoli (conoscenze del mondo) sembrava perdersi nel proseguire del percorso scolastico e dalla sperimentazione emerse che nei bambini esisteva  un patrimonio pregresso di scientificità non specifica, assolutamente da  stimolare e sviluppare.

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