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Il progetto 0/6 a Scandicci: tutta un’altra storia.

Il progetto 0/6 a Scandicci, tutta un’altra storia.

  

bimbi grandi e piccoli giocano insieme.

La mia esperienza più che quarantennale nei servizi per l’infanzia del Comune di Scandicci, ha goduto di opportunità che, vuoi per il periodo in cui si sono realizzate, vuoi per l’alchimia di un gruppo di lavoro particolare (per la sensibilità e il senso del dovere dimostrati anche nei momenti di conflitto o di difficoltà), si sono rivelate essenziali non solo per la mia vita ma anche per la traccia che hanno lasciato nelle istituzioni locali e non solo.
Forse la più importante è l’inserimento dei bambini di due, e poi un anno, nell’ambiente delle scuole dell’infanzia. Nato per risolvere problemi di bilancio contingenti e per qualificare servizi alla prima infanzia che sempre più assumevano la connotazione di servizi educativi e non più solo assistenziali, nel tempo si è rivelato un grande investimento per il futuro ed un’opportunità per un ripensamento di questi servizi, anche a livello nazionale.
Sull’argomento ho sentito di tutto: pareri di esperti, di genitori, di colleghe e in tante occasioni mi sono trovata d’accordo; credo però che spiegare la “storia” dal suo interno, cioè con la voce di chi quella storia ha vissuto, può dare ulteriore materiale di riflessione.
Non già per autocelebrazione (che non avrebbe motivo d’essere) ma perché forse sfuggono ancora elementi essenziali che in altri contesti non sono presenti e che fanno dell’esperienza di Scandicci, e di altre realtà toscane, un patrimonio davvero importante e un’occasione di riflessione più unica che rara.

1.L’analisi della situazione secondo vari punti di vista.
Il progetto della realizzazione di strutture scolastiche adeguate a ospitare bambini da 0 a 6 anni, viene perseguito da molte realtà locali, forse anche prima che a Scandicci prendesse vita questa “avventura”: Sesto Fiorentino ad esempio ma ancora prima Empoli, passando per l’esperienza in Emilia Romagna. In alcuni periodi il “cammino” è stato comune, in altri le strade si sono allontanate. Ci sono state nel tempo molte occasioni per riflettere in merito alla proposta del Comune di Scandicci, riflettere e confrontarsi con altre realtà, approfondire gli aspetti positivi e quelli di criticità. Ma ancora poco è stato detto e scritto su questa che sembra essere una innovazione educativa di notevole rilevanza.
Ultimamente la questione ha acquistato forza in seguito alla proposta di legge n° 1260 presentata in parlamento nel marzo del 2015 e assunta come parte integrante del decreto legislativo n° 107 denominato “La buona scuola”, riguardante disposizioni in materia di sistema integrato di educazione e istruzione dalla nascita fino ai sei anni e del diritto delle bambine e dei bambini alle pari opportunità di apprendimento (testo DDL Senato della Repubblica).
La proposta è stata formulata con il contributo dell’Assessorato alla P. I. del Comune di Scandicci, vista l’esperienza acquisita in ambito territoriale e le validazioni ottenute in ambito regionale e nazionale.
Proprio per l’importanza che riveste la questione, vorrei provare a capire meglio cosa sta nascendo dal dibattito in corso.

1.a In Europa:
Nel mese di giugno 2017, presso l’auditorium della biblioteca di Scandicci è stato presentato dal dottor Enea Nottoli uno studio sulla situazione del Sistema 0/6 in Europa, studio che si avvale d’ interviste a professionisti dell’educazione in loco e notizie tratte da documenti ufficiali.
Nel testo presentato, “Lo 0/6 in Europa, un viaggio nell’infanzia”, sono illustrati i risultati della ricerca dove emergono alcuni concetti essenziali che diventano pilastri su cui costruire la scuola del futuro.
In sintesi il dottor Nottoli, partendo da un assunto generale e cioè che l’obiettivo fondamentale è formare un cittadino del mondo, capace d’ interazioni e protagonista delle proprie scelte e competenze, descrive tre aspetti essenziali per un servizio all’infanzia adeguato: la qualità, il benessere, la strutturazione.
“La qualità deriva da un progetto pedagogico chiaro e condiviso, e una formazione del personale adeguata.
Il benessere del bambino deve essere al centro dell’attenzione dei professionisti dell’educazione e subito dopo viene quello delle famiglie.
La strutturazione del progetto deve andare nel senso di un’impostazione condivisa in maniera forte e continua, che ottimizza le risorse e crea un percorso lineare.”
Nelle considerazioni generali emerge chiaro ed evidente l’aspetto fondamentale da cui non si può prescindere e cioè il ruolo delle istituzioni e il loro investimento proprio nel segmento 0/6.
Questi i principi generali che si possono in qualche modo riscontrare anche nel progetto del Comune di Scandicci, che conosco molto bene perché proposto e seguìto da noi insegnanti della scuola dell’infanzia.
Andando però a ben guardare, si notano le enormi difficoltà che in Europa incontra questo segmento di scuola, nell’istruzione più generale. Sono riportati i dati di alcuni paesi che di seguito sintetizzo:

Danimarca: non c’è una progettazione curricolare in continuità tra le fasce 0/3 e 3/6 anche se i bambini condividono spazi e materiali in una stessa struttura. Dalla conversazione fatta con insegnanti danesi, durante un incontro nella mia scuola, è emerso il fatto che vengono realizzate attività comuni ma non c’è un documento programmatico pensato e condiviso, con criteri pedagogici ben identificati e socializzati.

Portogallo: la programmazione di attività che riguardano la continuità verticale, è orientata esclusivamente verso la scuola primaria e le attività programmate prevedono scambi di informazioni, laboratori comuni tra bambini di 5 e quelli di 6 anni ed eventi di fine anno per “promuovere” e salutare i bambini. La continuità tra il segmento 0/3 e 3/6 anni è affidata alla “buona volontà” dei singoli educatori/insegnanti e viene definita difficile anche se i bambini convivono di fatto nella stessa struttura.

Spagna: non esiste una vera continuità 0/6 anni perché la fascia di bambini da 0 a 3 anni è inserita in un sistema di assistenza sociale, mentre il segmento 3/6 anni è considerato un centro di formazione iniziale e pertanto inserito nel sistema istruzione. Gli insegnanti dei bambini di 5 anni hanno rapporti di continuità con la scuola primaria. La relatrice parla anche di un dibattito forte, nel paese, sul problema del fallimento scolastico e dell’orientamento inadeguato dello stato.

Francia: il segmento 0/2 attiene a un ministero e quello 2/6 ad un altro. Il primo è gestito da comuni, privati e centri no profit. Il secondo è gestito dallo stato e inserito nel percorso dell’istruzione obbligatoria sotto il Ministero dell’Istruzione. Non c’è quindi continuità programmata o comunque organizzata con norme ben definite, ma lasciata alle iniziative sporadiche di qualche insegnante/educatore. Per il personale impiegato nelle strutture 0/2 anni non è richiesta alcuna qualifica specifica. Non esiste neanche una continuità ben strutturata tra la scuola dell’infanzia e la primaria.

Belgio: l’offerta educativa per il segmento 0/3 anni è soggetta alla estrema varietà di proposte costruite da ciascuna scuola autonomamente. La fascia dei servizi da 3 a 6 anni invece è compresa nel sistema di istruzione generale. Il passaggio dallo 0/3 al 3/6 non è stato approfondito. La stessa materna è suddivisa in due cicli: 3/ 4 anni non obbligatoria e 5/8 anni. C’è comunque una regolamentazione per la qualità dei servizi 0/3 anni. Il Belgio è il paese con il tasso più alto di iscrizioni.

Olanda: il servizio all’infanzia è così organizzato: servizi 0/4 definiti per-primaria, servizi 4/5 primaria e servizi 5/16 anni scuola dell’obbligo. Dal 2015 è in atto un grosso ripensamento riguardante gli enti che si occupano di bambini e gioventù da 0 a 24 anni, per coinvolgere maggiormente le famiglie, fare più prevenzione e assistenza, ottenere un maggiore e migliore coordinamento e trasparenza. Il servizio per i bambini da 30 mesi (2 anni e ½) a 4 anni è solo per bambini con ritardi di apprendimento e quindi non accessibili a tutti. Nel 2005 erano il 50% dei frequentanti. Ci sono poi i centri diurni per il sostegno alle mamme lavoratrici. Esiste un sistema di istruzione estremamente libero per cui chiunque può fondare o dirigere una scuola, secondo i propri princìpi. Non esistono scuole pubbliche o private, vengono tutte egualmente finanziate.

Germania: i servizi all’infanzia vengono offerti da enti religiosi o da gruppi di genitori o ancora da datori di lavoro. La loro classificazione è così espressa: 0/3 anni nidi, 2/6 anni Kindergarten, 0/6 Kita, la scuola dell’obbligo comincia a 6 anni. In tutti gli stati federali esistono programmi per la regolamentazione dei servizi all’infanzia. Dal 2004 è stato elaborato un “Modello universale dei servizi per l’educazione della prima infanzia” e c’è un “Manuale della qualità”, redatto dalla chiesa cattolica in collaborazione con quella protestante.

Grecia: i servizi per la fascia 0/4 anni sono seguiti dal Ministero della sanità e assistenza con delega ai comuni, quelli per i 4/6 dal Ministero dell’Istruzione che li regolamenta con modalità statali. I nidi non sono regolamentati ed i posti sono insufficienti. La scuola materna ha invece direttive ministeriali specifiche per la programmazione, lo sviluppo delle attività e il curriculum interdisciplinare. Esiste un sistema di verifica degli apprendimenti, la formazione qualificante per le insegnanti, che comprende anche un sistema di tutoring, valutazione e sostegno. Non così nei nidi dove però è in atto uno sforzo in questo senso.

Romania: le strutture educative per la prima infanzia si dividono in servizi per la fascia 0/3 anni, coordinati e finanziati dai consigli locali, senza alcun controllo centrale o standard qualitativi, e 3/6 anni, dichiarati scuola prescolare e coordinati dal Ministero dell’Educazione e Ricerca. Fra le due tipologie di servizio non c’è continuità anche se vengono organizzate attività per bambini di 2 e 3 anni.

Finlandia: esistono offerte educative per la fascia 0/5 anni, mentre dai 6 anni c’è l’obbligo dell’istruzione. La prassi prevede una continuità verticale attraverso scambi di informazioni tra le insegnanti delle varie strutture e con le famiglie. E’ in fase di sperimentazione un “Curriculum nazionale” che diventerà vincolante dall’agosto 2017. Il sistema di valutazione dei servizi è basato soprattutto sulla soddisfazione dei genitori.

Da quanto sopra descritto, emerge evidente il fatto che il progetto educativo 0/6 anni è ancora tutto da esplorare e che le varie sperimentazioni, là dove vengono realizzate, hanno bisogno di tempo per essere verificate ed eventualmente implementate.

1.b In Italia:

Dal 1970, anno in cui nascono i servizi per la prima infanzia, ad oggi si sono realizzati molti cambiamenti di carattere socio-pedagogico dovuti alla maggiore attenzione dei professionisti dell’educazione , alla mutata sensibilità della popolazione, alle diverse condizioni di lavoro delle madri, al contesto sociale che nel tempo ha assunto caratteristiche sempre più variegate.
Il servizio pensato come sostegno alle madri lavoratrici, si trasforma in un servizio sociale a domanda individuale. La diversa organizzazione familiare, che negli ultimi decenni ha portato ad una diminuita presenza dei genitori in famiglia e un minore sostegno parentale dovuto al prolungarsi della vita lavorativa dei nonni, chiede al sistema pubblico (ma anche privato) una diversificazione di servizi che siano più flessibili e adeguati alle esigenze delle famiglie. Nascono così i Centri Gioco, gli asili domiciliari, ed altre tipologie con orari anche limitati nella giornata.
Proprio la parola chiave FLESSIBILITA’ muove le istituzioni locali a interrogarsi sul servizio alla prima infanzia e sulla sua qualità pedagogico-educativa.
Per la sollecitazione del disegno di Legge 1260 contenente le “Disposizioni in materia di sistema integrato di educazione ed istruzione dalla nascita fino ai sei anni e del diritto delle bambine e dei bambini alle pari opportunità di apprendimento”, molte amministrazioni regionali e locali prendono l’impegno di affrontare la riforma che nella Legge 107 del luglio 2016 detta “Della buona scuola”, diviene legge dello stato. Il grande cambiamento che la Legge 1260 vuole perseguire è riassunto nell’art.1 che recita “i servizi del sistema integrato afferiscono al Ministero preposto al sistema dell’istruzione”, cioè il Sistema Integrato 0/6 anni passa sotto il diretto controllo del Ministero della Istruzione, Università e Ricerca quale segmento di un unico percorso formativo, nel panorama più generale dell’istruzione.
La prassi di un sistema integrato 0/6 anni, è già di fatto un progetto che molte amministrazioni stanno perseguendo, in un’ottica di continuità nido/scuola dell’infanzia che la letteratura pedagogica contemporanea incoraggia e sostiene.
Sono molte le regioni che, non solo con le buone intenzioni ma con proposte concrete, perseguono progetti che vengono elaborati, discussi e realizzati da tutti gli attori in gioco: amministratori, formatori, insegnanti, educatori, personale non docente e famiglie.
Ci sono vari esempi che ciascuno potrà verificare e che si trovano nei siti istituzionali delle varie amministrazioni locali. Cito a titolo esemplificativo due realtà che, oltre al Com——-une di Scandicci, hanno formulato una vera e propria “Carta dei servizi 0/6 comunali” come l’Ente Locale di Genova e la “Carta della continuità educativa” del Comune di Sesto Fiorentino . Ma anche altre regioni come il Lazio, la Lombardia, il Piemonte e via via le altre, si stanno impegnando per portare a compimento il dettato della legge n° 107.
I principi generali che guidano questi progetti sono la continuità educativa, la formazione del personale comune, il coordinamento delle strategie e delle prassi.
Il concetto di “continuità” viene letto dalle singole amministrazioni in vario modo; soprattutto è inteso come occasione di maggiore coordinamento tra i servizi di nido e scuola dell’infanzia. La sezione “ primavera” è di fatto un tentativo di inserire nella scuola dell’infanzia una sezione di bambini del nido, tra i più grandicelli.

1.c A Scandicci:
Nella nostra realtà le strutture definite “Centro Integrato 1/6” sono 3 ed ospitano al loro interno 2 sezioni per bambini di 1 e 2 anni e 2 sezioni per bambini di 3-4-5 anni. Le sezioni di scuola dell’infanzia e quelle di nido sono dentro un’unica struttura e vi lavorano sia insegnanti di scuola dell’infanzia sia educatrici di nido che, in un sistema a rotazione, transitano dai gruppi di bambini piccoli a quelli grandi e viceversa. In questa situazione di “passaggio di consegne” continua e costante, emerge chiara a un occhio attento la possibilità di costruire una reale continuità che investe non solo le figure adulte, siano esse docenti o non, ma anche i compagni, gli ambienti e soprattutto gli stili educativi, il progetto pedagogico e didattico coerente e condiviso.
Infatti i criteri che riteniamo “essenziali” per la reale validità di questa ambiziosa proposta sono:
-La collegialità delle scelte pedagogico-didattiche.
-La rotazione del personale docente e non, secondo il criterio della continuità/discontinuità.
-La predisposizione di attività congiunte tra gruppi diversi, in un ambiente “pensato”.
-La formazione in itinere del personale, gratuita e permanente.
-Il gruppo di coordinamento tra le varie strutture e con la partecipazione dell’Amministrazione, per riflettere sulle problematiche e trovare insieme le soluzioni.

Secondo questi criteri si svolge la sperimentazione, intorno agli anni ’90, per l’apertura della sezione dei bambini di 2 anni, all’interno delle scuole dell’infanzia, che ha poi coinvolto anche i bambini di 1 anno.
L’aspetto fondamentale distintivo dell’esperienza scandiccese, e che segna la differenza dalle altre realtà, è che insegnanti/educatrici si alternano nel seguire i gruppi di bambini, in una situazione di continuità-discontinuità che garantisce la stabilità di modelli educativi pensati e condivisi dall’intero gruppo di lavoro, in cui si fa strada una comune “idea di bambino” del cui sviluppo si ha una visione progressiva e lineare, improntata all’autonomia e al confronto con gli altri, in un contesto relazionale ricco e differenziato.

2. L’origine del progetto.
La nascita del progetto sperimentale per i bambini di due anni risale agli inizi degli anni ’90, quando per motivi contingenti, una nuova giunta decide di cercare nuove risorse, per compensare il calo dei finanziamenti governativi, eliminando le sezioni di scuola dell’infanzia alle quali avrebbe pensato l’Amministrazione Statale, per trasformare le strutture in nidi e soddisfare così almeno in parte la crescente domanda delle famiglie.
Dopo un ampio dibattito col coinvolgimento della cittadinanza, e in particolar modo dei genitori dei bambini, incontri con l’amministrazione e varie dimostrazioni di piazza, nasce da una riflessione delle insegnanti l’idea di aprire la scuola alla frequenza di bambini grandi del nido, così da ridurre il numero di quelli in lista di attesa e salvaguardare le sezioni di scuola dell’infanzia.
La scelta non è indolore ma piace ai dirigenti che investono molto nella formazione del personale e nella ristrutturazione delle scuole.
La strada è aperta e dopo alcuni anni comincia questa nuova avventura che aprirà orizzonti inesplorati anche per le sezioni di scuola dell’infanzia.
La formazione altamente qualificata e l’impegno costante e propositivo del personale, creano le condizioni per una scuola “all’avanguardia”, molto apprezzata dalle famiglie ma anche dalla stessa Amministrazione e da altre realtà territoriali che cominciano a fare “rete” e condividere l’approccio scandiccese alla questione.
Purtroppo ancora una volta intorno al 2001 i problemi economici del comune, incrementati da una sempre più pressante crisi nazionale, rischiano di minare i risultati ottenuti e far tornare gli amministratori alla proposta di passare le sezioni di scuola dell’infanzia allo stato, liberandosi così dei costi e poter “riciclare” il personale all’interno dei nidi. Ancora una volta la forza della qualità dei servizi unita alla determinazione del personale sostenuto dalle famiglie, riesce a far rientrare la decisione per aprire invece in misura maggiore le scuole dell’infanzia ai bambini di nido. E’ così che nascono i centri integrati 0/6, garantiti dalla professionalità acquisita e da una formazione permanente di sostegno che ne fa dei Centri di Eccellenza nel contesto regionale ma anche nazionale.

3. La formazione, un elemento determinante.

L’apertura delle sezioni cosiddette “sperimentali”, cioè dei bambini di 2 anni nel contesto delle sezioni di scuola dell’infanzia, richiede nuovi strumenti professionali che le insegnanti non hanno. Tante di noi hanno dei figli, qualcuna pure dell’età del nido, ma l’esperienza personale non ci è sufficiente a garantire una qualità elevata dei servizi integrati. Inizia così un percorso di formazione che fornisce agli adulti strumenti di progettazione delle sezioni, di approccio sistematico alle attività per bimbi così piccoli, compresa quella essenziale della cura. Non solo: la formazione riguarda anche la comunicazione verbale e non verbale coi bambini, i colleghi e le famiglie. Una formatrice italo americana, Vincenza Fretta, ci aiuta ad affrontare la nuova esperienza in modo professionale, consapevole e coerente. Il corso di formazione dura, per la prima fase, quattro anni che ci danno un’idea abbastanza chiara dei termini delle questioni e ci permettono di affrontare, con umiltà e una certa tranquillità, questa sfida.
Il lavoro compiuto sulla comunicazione con i bambini, che per la loro età utilizzano poco il linguaggio verbale, con le colleghe e con le famiglie, segna davvero un grande passo avanti nella nostra consapevolezza professionale ma ciò che “rivoluziona” il nostro intervento educativo è lo studio compiuto sull’ambiente che diventa “pensato”, gestito autonomamente dai bambini, differenziato per consentire relazioni diadiche o a piccolo gruppo ma anche una privacy discreta, se desiderata. Gli obiettivi definiti O.C.C.I, Ordine, Concentrazione, Coordinamento motorio, Indipendenza, vengono perseguiti in ogni contesto possibile, sia nella preparazione dell’ambiente che nella proposta delle attività.
L’ ordine viene inteso come predisposizione di ambienti ben definiti dove gli arredi consentono ai bambini di prendere il materiale per le attività e riporlo facilmente, in spazi adeguati, a portata di mano.
La concentrazione viene favorita dalla predisposizione di angoli “più intimi” con tavolini piccoli, 1 o 2 posti a sedere, e la loro sistemazione distanziata da angoli dove il movimento è maggiore.
Il coordinamento motorio e oculo-manuale, e più in generale del corpo, viene promosso dai diversi tipi di posture previste dalla disposizione degli arredi come ad es. seduti nell’angolo sensoriale, in piedi in quello di vita pratica, in ginocchio nell’angolo della manualità, seduti sul tappeto nell’angolo delle costruzioni, distesi sul linoleum nell’angolo morbido e varie posture nell’angolo del movimento. L’ indipendenza, intesa come autonomia, viene favorita dai mobili ad altezza di bambino, scaffali aperti dove prendere e riporre da soli i materiali, seggioline leggere che possono all’occorrenza essere spostate. Inoltre si predispongono strumenti e materiali naturali che promuovono il controllo dell’errore (vetro e non plastica ad es.) e quindi dell’autocorrezione; si mettono a disposizione più attività contemporaneamente per favorire una scelta autonoma da parte dei bambini”.(Comune di Scandicci : “Un progetto educativo per il nido” docente Vincenza Fretta).

Il grande cambiamento nella strutturazione dell’ambiente, in stile Montessoriano, coinvolge anche le sezioni di scuola dell’infanzia che si trasformano per suddividere gli spazi in angoli dove l’attività è scelta dai bambini ma organizzata e messa a disposizione dall’adulto che ne varia la tipologia e la difficoltà.
E proprio l’atteggiamento dell’adulto, già in parte modificato a seguito delle riflessioni compiute nel corso sull’educazione scientifica, diviene la vera novità del nostro agire: un adulto che non interviene ma accompagna, che sostiene e incoraggia nel rispetto dei tempi propri di questa fascia di età (2 anni n.d.r.), che promuove il problem solving più che “insegnare”, che aiuta a capire più che a imparare, rendendo il bambino protagonista del la sua crescita.
Nella sezione dei bambini di due anni gli “angoli”, in cui è suddiviso l’ambiente, propongono in modo strutturale attività ed esperienze che si inseriscono in continuità nei cinque campi di esperienza previsti nell’organizzazione della scuola dell’infanzia. L’angolo “sensoriale” è quello che si identifica con “La conoscenza del mondo” e che sottintende le abilità logico matematiche; l’angolo “della manipolazione e della vita pratica” sottintende al campo d’esperienza relativo a “ linguaggi, creatività, espressione”, l’angolo “della conversazione “ ripropone in misura adeguata all’età “ i discorsi e le parole”, quello del gioco libero come pure gli arredi invitano alle diverse posture e movimenti che attengono al campo d’esperienza “il corpo e il movimento”; l’aspetto dell’intelligenza intra-interpersonale prevista nel campo d’esperienza “Il sé e l’altro” è presente trasversalmente nelle più varie situazioni di gioco, in ogni ambiente e contesto come pure nelle routines.
In questo rinnovato modello educativo-didattico, le famiglie trovano un modo nuovo e più accogliente per incontrarsi con la scuola: un angolo riservato per la sosta nella struttura, completo di tavolino e poltrone oltre che una biblioteca per bambini e adulti. La comunicazione tra personale e genitori assume una nuova valenza e diviene più frequente e strutturata. Le famiglie dei bambini piccoli sono invitate a partecipare, assieme alle altre, alla vita scolastica per dare il proprio prezioso contributo.

4. Dalla sperimentazione alla verifica.
La verifica dell’attività sperimentale, svolta nelle scuole di Scandicci, avviene in tempi diversi:
-in itinere, con la referente della formazione specifica, dottoressa Fretta Vincenza, e negli incontri tra personale docente, non docente e famiglie.
-in riunioni organizzate con questa finalità tra il personale delle varie strutture interessate alla sperimentazione e l’Amministrazione Comunale, in particolare con la figura del psicopedagogista e del coordinatore dei servizi all’infanzia.
-negli appuntamenti dedicati alla formazione e all’approfondimento che si tengono successivamente.
-al termine del periodo di sperimentazione con tutti i protagonisti al progetto.
Da tutte queste occasioni di verifica, emergono aspetti positivi e critici che denotano comunque una grande sensibilità da parte del personale nell’affrontare un’esperienza nuova oltre che l’impegno forte e realmente partecipativo che è stato fondamento e condizione essenziale per la realizzazione del progetto.

5. Un grande impegno: il progetto degli intergruppi.
Nell’ottica di una sempre maggiore conoscenza di ambienti, adulti e compagni, si organizzano attività che definiamo “di intergruppo” che coinvolgono bambini di tutte le sezioni in gruppi misti. Questi sono composti da bambini di 2-3-4-5 anni, seguiti dalle stesse insegnanti/educatrici e anche dal personale di supporto. Si vengono così a creare gruppetti di 9/10 bambini ciascuno, dove vengono proposte, a girare, una serie di esperienze insolite e accattivanti, diverse da quelle condotte in sezione. La scelta di organizzare quest’ attività è motivata dalla possibilità di costruire relazioni con bambini diversi da quelli della propria sezione, per stabilire una continuità dei rapporti che varca la soglia contingente dell’anno scolastico per proiettare i bambini in vincoli d’amicizia che ritroveranno probabilmente l’anno successivo. Lo spirito di emulazione, così forte nei bambini, diviene un grande aiuto nell’acquisizione di nuove competenze emotivo-relazionali ma anche espressive, logico-matematiche, ecc. Non meno importante è la conoscenza di tutti gli adulti e i bambini della scuola che si rivela fattore fondamentale per la costruzioni dei gruppi negli anni successivi, dove i bambini ritrovano adulti e bambini conosciuti.
I primi progetti contengono l’obiettivo primario della socializzazione, poi si affaccia sempre più la convinzione che ogni ambito rappresenta un’occasione di crescita globale per cui si offrono ai bambini attività mirate, finalizzate a sviluppare nuove sensibilità, come ad esempio il gusto per la pittura e l’arte, quello per la natura e il giardinaggio, quello per il mondo e le “cose da scienziati” e così via.
Le attività programmate per gli intergruppi coinvolgono sempre di più le famiglie che vengono informate sul lavoro dei bambini e coinvolte nel reperimento di materiali per le attività. L’esperienza vissuta dai bambini si rafforza e viene condivisa all’interno della famiglia, diventando così più gratificante e radicata nel vissuto infantile. D’altro canto alcuni genitori e nonni si adoperano, con gli adulti della scuola, a rendere partecipi del progetto anche le altre famiglie, non solo con le informazioni ma attraverso una grande festa finale dove bambini e genitori assieme, suddivisi in gruppi misti per età come nell’attività svolta dai bimbi, vivranno le esperienze da protagonisti e non da spettatori. E’ così che i padri, le madri e i bambini, con i fratellini appresso, si trovano a decorare le uova di galline presenti all’interno del giardino della scuola; come pure un nonno insegna a tutti gli astanti come utilizzare alcune trottole in legno da lui realizzate artigianalmente; o ancora due mamme fanno provare a grandi e piccoli cosa si prova a “pestare” a piedi nudi tanta uva posta in una grande conca per poi giocare alla staffetta a squadre che impegna piccoli e grandi a infiascare del “vino” correndo dal tino al fiasco con un bicchiere pieno di liquido violaceo.
Alle attività che si svolgono negli intergruppi partecipa anche il personale non docente che, in accordo con le insegnanti/educatrici, collabora all’attività svolta e in qualche contesto la conducono, se lo desiderano, offrendo ai bambini la possibilità di conoscere altre figure adulte con cui interagire.
Con il consolidarsi dell’esperienza, nasce l’esigenza di dilatare l’inserimento dei bambini nella struttura a quelli di 1 anno. Così, dopo molti dibattiti e trattative, nascono i Centri Integrati 1/6 che comprendono bambini da 1 a 6 anni. Piano piano, l’impegno del personale, la soddisfazione delle famiglie e, meno manifesta, anche quella dell’Amministrazione Comunale, portano questi servizi alla soglia dell’eccellenza, tanto da diventare il punto di forza dello stesso comune e che diviene modello ed esempio riconosciuto a livello regionale e nazionale.

6. La regione Toscana assume e diffonde il progetto 0/6 scandiccese
Dopo anni di sperimentazione , il progetto del percorso 0/6 anni diviene una certezza e si sente il bisogno di confrontarsi con altre realtà per valutarne positività e criticità ma soprattutto l’esportabilità di un simile modello. In più occasioni vengono organizzate giornate di studio e di riflessione sull’argomento.
Il 28 aprile del 2011 si tiene una giornata di lavoro dal titolo “La Toscana punta sullo zero-sei” a Firenze. Questo il racconto dell’Agenzia di informazione della Giunta Regionale:
Vogliamo investire sulla continuità educativa da zero a sei anni e questo dovrà significare scelte importanti sulla formazione di base per educatori e insegnanti nonché sulla programmazione territoriale della domanda”. Così Stella Targetti, vicepresidente di Regione Toscana e assessore all’Istruzione, commentando la prima riunione, avvenuta questa mattina presso l’Istituto Degli Innocenti, del “tavolo zero-sei”: una sinergia fra Regione, Comuni, Ufficio Scolastico regionale, Università, Direzioni Didattiche e Istituti comprensivi, consorzi e cooperative del privato sociale.
Obiettivo comune: realizzare iniziative di riflessione e affrontare con organicità le tematiche regionali sull’infanzia anche – sottolinea Stella Targetti – in attesa dell’evoluzione normativa che deriverà dall’attuazione del Titolo V° della Costituzione”.
Fra le iniziative messe in ponte nella prima riunione del tavolo interistituzionale (per Anci era presente l’assessore fiorentina Di Giorgi, per USR la dirigente Palamone, per le Università il prof. Catarsi) anche un convegno internazionale – da tenere entro l’anno – sui servizi educativi per l’infanzia con la presentazione di “eccellenze” (toscane, nazionali, internazionali) sul tema “zero-sei”. Si pensa anche a un documento (“Orientamenti sulla continuità zero-sei”) che sarà elaborato entro il prossimo autunno. Centrale, in tutti, una
consapevolezza: ciò che si fa nei primissimi anni di vita di un bambino, influenzerà profondamente il suo comportamento adulto”.
Mauro Banchini

E ancora: il 3 dicembre 2011 un nuovo convegno organizzato dalla Regione Toscana dal titolo “ProspettivaZerosei: in Toscana non è una fiaba” del quale così veniva scritto dall’Agenzia di informazione della Giunta Regionale:
FIRENZE – Esperti da tutta Europa – compreso uno dalla Danimarca, il Paese di Hans Christian Andersen, il paese delle fiabe – nel Salone Brunelleschi dell’Istituto degli Innocenti per confrontarsi sull’educazione dei bambini fra gli zero e i sei anni. Accade lunedì 5 e martedì 6 dicembre, a Firenze, in occasione di un convegno (“L’approccio toscano all’educazione della prima infanzia”) organizzato da Regione Toscana e Istituto degli Innocenti.
“I nidi di infanzia attivi in Toscana – spiega Stella Targetti, assessore regionale all’Istruzione – hanno maturato un patrimonio di esperienze che ne fanno oggi un punto di riferimento a livello nazionale e internazionale: in questa due giorni non solo intendiamo illustrare alcune buone pratiche realizzate in Toscana sia dagli enti locali che da cooperative e altri soggetti del privato sociale ma vogliamo anche valorizzare la prospettiva della continuità educativa Zerosei che rappresenta l’elemento peculiare del modello toscano”.

Sono molte le occasioni di confronto e di approfondimento in cui si spiegano la governance, gli obiettivi e le metodologie che fanno del Progetto zero/sei un progetto all’avanguardia in Italia, assieme ad altre realtà come Bagno a Ripoli, Sesto Fiorentino ed altre.
Proprio dalla Toscana nasce il “Tuscan approach” un documento ufficiale che diviene la carta d’identità del nuovo modello dei servizi all’infanzia e che viene presentato in un convegno di due giorni, presso l’Istituto Degl’Innocenti, durante il quale si cerca di spiegare a istituzioni scolastiche e amministratori di altri stati tra i quali la Slovenia, la Bulgaria, la Lituania, la proposta toscana relativa a questo nuovo modello di servizi all’infanzia. La documentazione del Convegno realizzata a cura di Aldo Fortunati e Arianna Pucci, si trova sul sito istituzionale dell’Istituto Degl’Innocenti.
E’ proprio dai ripetuti confronti e dalle riflessioni che ne sono scaturite, che l’esperienza scandiccese (ma non solo) assume il profilo di possibile “modello” che, se non replicabile in toto perché realizzato in un particolare momento storico e in particolari condizioni, può comunque offrirsi come punto di riferimento per uno sguardo al futuro dei servizi all’infanzia.

7. Le difficoltà interne alla nostra realtà.
Nella nostra realtà comunale le difficoltà cominciano a manifestarsi e divengono sempre più evidenti già dai primi anni di sperimentazione ma la formazione ricevuta, l’entusiasmo e la professionalità del personale, consentono fin qui di realizzare una offerta formativa di notevole qualità. Si fa strada però una forte perplessità sia tra gli amministratori che nel personale: quella che esistano diversi approcci pedagogico/educativi nei confronti di bambini con età identiche. Per essere più chiari: ci chiediamo perché i bambini di due anni nei servizi integrati ricevono proposte educative ritenute non idonee per i bambini di due anni nei nidi.
Sembra chiaro che esistono idee diverse di “bambino” e che l’inserimento in un ambiente, piuttosto che in un altro, determina una diversa visione del suo sviluppo e quindi delle opportunità di crescita. Viene individuata la possibilità di confrontarsi attraverso corsi di formazione comuni e di giornate di riflessione ma resistono due visioni apparentemente in contrasto tra loro: quella per cui i bambini piccoli necessitano soprattutto di attenzioni affettive e di cura, di apertura alle famiglie che vengono sostenute nella loro genitorialità, di gioco prevalentemente libero e di attività che nascono spontaneamente in un ambiente strutturato e pensato. Il rilievo che viene mosso al personale dei centri integrati è che i bambini sono in qualche modo “forzati” nella crescita, cioè che svolgono attività adatte a bambini più grandi. L’altra visione che invece ricorre nel personale dei Centri Integrati è di un bambino competente che, nel rapporto con i coetanei e l’ambiente, trova lo stimolo per crescere e conquistare l’autonomia. In questa idea di bambino entra a pieno titolo l’attenzione alla cura e all’affettività come pure all’integrazione piena delle famiglie nella scuola.
Nasce così una contrapposizione a mio avviso solo apparente e un po’ forzata e cioè di cura v/s apprendimento. E’ palese che il bambino è un universo talmente complesso da comprendere tutto questo e anche di più. Accoglierlo nel nuovo ambiente, accogliere i suoi bisogni, le sue difficoltà nel distacco per aiutarlo con tenerezza a socializzare con i compagni, avvicinarlo a giochi che possano attrarre la sua attenzione, proporgli strumenti e occasioni per acquisire capacità sempre più organizzate, tutto nel rispetto dei suoi tempi, offrirgli un ambiente sereno e accattivante anche con l’inserimento dei genitori in varie occasioni, rende il servizio a misura di bambino.
Nei Centri Integrati tutto questo viene messo al centro dell’azione educativa come presupposto essenziale sul quale innestare tutti gli altri processi. All’attenzione per un ambiente rispondente ai bisogni, accogliente e rassicurante, si affiancano attività organizzate in angoli, come al nido, con proposte che seguono criteri tassonomici (dal semplice al complesso), una rotazione quindicinale/mensile che ne permetta la varietà nella continuità. Infine c’è l’attività d’ intergruppo per agevolare la socializzazione, ma anche l’imitazione e lo sviluppo cognitivo, secondo il criterio della “zona prossimale di sviluppo” di Vigostky per il quale un bambino acquisisce nuove competenze anche grazie al rapporto coi bambini più grandi che stimolano riflessioni e osservazioni diverse.
Quindi nei Centri Integrati c’è una visione di più lungo respiro e che vede il bambino non come una persona da 0 a 3 anni ma come un individuo inserito in un percorso articolato e proteso verso il futuro, in vista anche della scuola primaria.
Allo scopo di risolvere questa dicotomia, questa contrapposizione di vedute, richiediamo un corso di formazione che faccia riflettere sulle tappe dello sviluppo infantile e costruisca scientificamente un curriculum 0/6 degli apprendimenti condiviso e verificato “sul campo”, utilizzando la competenza di specialisti dell’educazione e la professionalità del personale.
L’assunzione di educatrici, ma non di insegnanti di scuola dell’infanzia, con una preparazione quindi specifica per il segmento 0/3, rende ancora più forte l’esigenza di trovare una comune visione del bambino e quindi criteri comuni dell’azione educativa. La sperimentazione dell’inserimento dei bambini di due anni nella struttura 3/6, era stata anticipata da 4 anni di corsi di formazione che avevano l’obiettivo di dotare il personale insegnante degli strumenti professionali per svolgere l’azione educativa in modo consapevole, coerente ed efficace.
L’inserimento però delle educatrici di asilo nido, pur avendo titolo adeguato, questa volta non è preceduto né coadiuvato da corsi di formazione per l’attività educativa con i bambini di 3/6 anni.
Così, lentamente ma inesorabilmente, si assiste alla “nidizzazione” della scuola dell’infanzia dove l’approccio allo sviluppo dei bambini da 3 a 6 anni, viene riletto attraverso una formazione specifica per il nido. La grande disponibilità delle colleghe educatrici ad addentrarsi in percorsi lontani dalla propria esperienza sostituisce di fatto la mancata formazione da parte dell’Amministrazione Comunale e, pur con difficoltà, tenta strade autonome di professionalizzazione. Il supporto delle insegnanti aiuta ma non può bastare e così il progetto pedagogico e didattico assume valenze nuove, a volte non in linea con quanto costruito negli anni.
Nonostante le difficoltà il personale, vuoi per convinzione e preparazione individuale, vuoi per contaminazione con le colleghe più anziane nel lavoro, riesce a garantire un servizio di sufficiente qualità. Infatti, la “specificità” del progetto 1/6 di Scandicci è proprio la rotazione del personale in tutti i gruppi, così da portare avanti uno stile educativo condiviso e coerente.
Purtroppo ancora una volta l’Amministrazione Comunale compie scelte ed azioni che penalizzano lo 0/6 : vengono infatti assunte educatrici che non hanno un titolo idoneo all’insegnamento nella scuola d’infanzia. E’ così che s’interrompe la circolarità delle educatrici/insegnanti e la continuità di atteggiamenti, ambienti, persone e progetti. Di fatto i due profili professionali non sono più sovrapponibili e le educatrici si occupano quasi esclusivamente dei bambini di 1-2 anni mentre le insegnanti si occupano quasi esclusivamente dei bambini da 3 a 6 anni.
Si mantiene la continuità attraverso alcune attività comuni , le riunioni tra le educatrici le insegnanti e il personale di supporto, ma salta la rotazione con la quale tutte le figure, insegnanti o educatrici, si trovano a lavorare con bambini piccoli e più grandi.
Ecco perché si rende sempre più necessario un confronto sulle tappe evolutive e sulle scelte metodologiche per tracciare una strada da percorrere, comune e condivisa. Il confronto è un processo essenziale perché ciò che si va facendo sia sempre all’altezza delle sfide, congruente con gli obiettivi dell’azione educativa e continuamente rinnovato rispetto al contesto sociale. Ma negli ultimi anni questo confronto non è riuscito a soddisfare l’esigenza dell’analisi delle tappe di sviluppo infantile , né quella di riflettere sulle prassi e gli strumenti in modo efficace e costruttivo.
Di fatto la contrapposizione “cura v/s apprendimenti” non si è davvero risolta.

8. La richiesta di ulteriori approfondimenti con l’Università

L’arrivo di nuove colleghe assolutamente motivate, fornisce anche l’occasione per dare nuovo slancio al dibattito e arrivare così a formulare obiettivi condivisi per un curriculum 0/6 realmente efficace e condiviso. L’impressione è che i corsi a domanda individuale non aiutino in questa ricerca e la richiesta da più parti è quella di affrontare un corso di formazione pluriennale e sperimentale che, come per il passato, dia nuovi strumenti di professionalità a educatrici e insegnanti.
L’interlocutore istituzionale più accreditato è naturalmente l’ Università perché è quello che consente un confronto con la pedagogia moderna e un lavoro sperimentale con i bambini, fatto di premesse teorico-culturali, di riflessioni su metodologie e strumenti, in uno scambio reciproco di attività sul campo che si trasformano in buone prassi educative.
Il corso di aggiornamento condotto dalla Facoltà di Scienze della Formazione, prende il via con queste premesse e si carica delle aspettative di numerose insegnanti/educatrici che vedono in questo la possibilità di superare finalmente i limiti della propria formazione per arrivare ad offrire ai bambini una reale continuità attraverso un lavoro sperimentale scientificamente realizzato e valutato.
Purtroppo l’arrivo della mia pensione interrompe questa esperienza al primo anno, per cui non sono in grado di comprendere se si arriverà o meno alla realizzazione di questo percorso. Mi rendo conto però che siamo ancora lontani dall’obiettivo di condividere strategie educative e obiettivi formativi che percorrano coerentemente lo spazio evolutivo da 0 a 6 anni.

9. Un organo importante: il gruppo di coordinamento.

Sin dall’apertura dei nuovi Centri Integrati 2/6 si sente forte il bisogno di una forma di coordinamento che aiuti ad affrontare collegialmente scelte educative e didattiche ma anche organizzative, facilitando così il lavoro ai singoli gruppi.
L’esigenza è sentita soprattutto dall’Amministrazione Comunale che costituisce il Gruppo Di Coordinamento con la finalità di guidare questo processo innovativo attraverso la riflessione, la discussione e l’acquisizione di scelte condivise.
In questa sede, dove siedono al tavolo di lavoro le rappresentanti di tutti i servizi educativi comunali sia integrati che nidi, si affrontano varie tematiche:
a) il coordinamento all’interno della scuola e con l’ufficio per quanto riguarda
1-l’aggiornamento
2-la programmazione
3-i materiali didattici.
b) il coordinamento su aspetti organizzativi e amministrativi, tra i quali la gestione sociale.

Il gruppo di coordinamento si rivela essenziale per la condivisione di scelte educative e organizzative che rendono i servizi meno difformi l’uno dall’altro e uno strumento fondamentale di sintesi per l’Amministrazione che in questo modo riesce ad avere un quadro della situazione, sufficientemente chiaro e aggiornato.
Nonostante la positività dell’iniziativa, restano da superare diffidenze e rivalità tra gruppi di lavoro e interpretazioni dell’attività educativa.
Noto che spesso la divergenza sembra nascere dalle diverse opportunità di aggiornamento seguite, per cui c’è uniformità d’intenti all’interno di gruppi che hanno condiviso un particolare corso ma c’è difformità rispetto ad altri gruppi che hanno seguito corsi diversi. Questo fatto propone un ripensamento sulla formazione che deve riguardare temi “forti”, essere comune, per permettere una riflessione utile a tutto il personale che opera nei servizi all’infanzia.
La formazione comune suscita qualche resistenza ma nel gruppo di coordinamento si riescono a trovare criteri condivisi per la programmazione, la verifica degli apprendimenti, la creazione di strumenti di lavoro, l’organizzazione degli spazi, la scoperta di nuove opportunità di partecipazione delle famiglie.
Nonostante ciò, nel personale delle scuole, persiste una valutazione parzialmente negativa del lavoro del gruppo di coordinamento perché ritenuto poco efficace e dispersivo.
Chiara, un’educatrice che sul Progetto per la Continuità 1/6 ha fatto la tesi di laurea e lavora presso il centro integrato di Scandicci, fa una proposta precisa: individua come soluzione possibile la formazione di un gruppo di coordinamento multiplo, con rappresentanti delle varie strutture, suddiviso in sottogruppi, ciascuno finalizzato all’analisi e allo sviluppo di un particolare “tema forte”, in sedute a volte comuni, a volte differenziate.
La mia esperienza però mi ricorda la difficoltà di trovare il tempo e le occasioni per riprendere i discorsi all’interno delle scuole, fattore questo che finisce talvolta per vanificare gli sforzi del Gruppo di Coordinamento.

La figura del Coordinatore, utile anzi direi essenziale per il buon funzionamento dei servizi educativi comunali, negli anni è stata sempre più subissata di oneri e compiti amministrativi che lo allontanano da una frequente e proficua presenza nelle scuole e ne impediscono di fatto il frequente coinvolgimento nelle dinamiche dei gruppi di lavoro come pure nell’affrontare problemi e soluzioni. Oltre a questa figura, sarebbe auspicabile la presenza di uno psicopedagogista, completamente dedicato al supporto e all’organizzazione delle scuole, alla collaborazione col personale e con le famiglie oltre che alla ricerca della formazione più adeguata.

10. Conclusioni
L’apertura dei Servizi Integrati per bambini da 1 a 6 anni, rimane senz’altro una delle scelte migliori che l’Amministrazione del Comune di Scandicci abbia fatto, perlomeno nel periodo 1970/2015. Certo che, come tutti i grandi cambiamenti, questa esperienza ha evidenziato aspetti positivi e negativi, ancora tutti da sviscerare ed approfondire per creare prospettive migliori e di più lungo respiro.
In questo senso vanno le riflessioni conclusive che mettono in evidenza i grandi pregi del progetto e la sua notevole valenza educativa.
Mi auguro che dall’applicazione del DDL 107 , nel senso di una piena legittimazione della legge 1260, lo Stato, in collaborazione con le Amministrazioni Locali, sappia cogliere l’occasione per una grande riforma dell’istruzione, a cominciare dai servizi che si occupano dei bambini, i futuri cittadini di questo nostro paese.

Gli aspetti di criticità del progetto dei Centri Integrati 1/6 anni.
I fattori di criticità si possono riassumere nella difficoltà di trovare sintesi tra tanti adulti che operano con i bambini, nella condivisione reale di “intenti educativi”, nel cambiamento del personale pressoché costante e continuo per cui ogni volta si deve ricominciare da capo, negli ambienti davvero esigui che non permettono di vivere adeguatamente la giornata a scuola e creare un clima positivo nel gruppo, nella difficoltà di coinvolgimento in questo percorso delle educatrici dei nidi, in modo da avere un’idea comune di bambino e quindi costruire una consapevolezza condivisa.
Nonostante le difficoltà il lavoro si arricchisce sempre più di nuove opportunità e l’inserimento dei bambini di due anni nel contesto della scuola dell’infanzia diviene un’esperienza ricca e coinvolgente al punto che diviene un esempio per altre comunità e altri enti.
Il contesto europeo in sostanza mostra che non esiste un progetto per la Continuità 1/6 anni istituzionalizzato e normato, anche se solo a livello locale. Molto è lasciato alla buona volontà degli educatori e insegnanti.
Il progetto di Scandicci nasce da una necessità politica e sociale: dare più spazio ai bambini in età 0/3 anni per assolvere, almeno in parte, alle richieste delle famiglie e rimuovere le lunghe liste di attesa dei nidi, risparmiando risorse importanti sulla scuola dell’infanzia. Un errore macroscopico quello di non avere sostenuto il progetto 1/6 attraverso l’assunzione sia di insegnanti di scuola dell’infanzia che di educatrici, dando ai due segmenti del servizio pari opportunità e garanzie di qualità, così da evitare una  “NIDIZZAZIONE” del segmento 3/6 anni.
La legge 1260 inserita nel DDL della “Buona Scuola” getta solo le basi per l’inserimento del segmento 0/3 anni nel percorso di istruzione obbligatoria nazionale che vanno integrate con la predisposizione di un percorso di formazione/istruzione professionale adeguato, con un corso di laurea che preveda una unica formazione con entrambe gli indirizzi, la realizzazione di strutture 0/6 sul territorio nazionale, P.O.F. comuni e di ampio respiro, metodologie di verifica e controllo condivise.
L’urgenza di riflettere sul continuum educativo per obiettivi, da 0 a 6 anni per avere uno sguardo “lungo”, proiettato verso il “dopo”, che tenga conto della opportunità da offrire a tutti nel rispetto di ciascuno, non trova per il momento risposta.
Già da tempo il personale, docente e non, chiede corsi di formazione che investano i tanti aspetti del fare educazione, talmente diversificati che inducono l’Amministrazione a proporre corsi a domanda individuale. Tali proposte, se da una parte esaudiscono il desiderio di sviluppare argomenti di forte interesse e aspirazioni personali, dall’altra frammentano in modo consistente le conoscenze professionali che restano patrimonio individuale e difficilmente socializzabile all’interno del gruppo di lavoro. Pur confermandone la validità, penso che ci sia la necessità di affrontare una formazione pluriennale e comune a tutti gli educatori e al personale di supporto, per arrivare a compiere un salto qualitativo, basato su scelte condivise e criteri all’avanguardia nel panorama pedagogico- didattico.

Gli aspetti positivi del progetto
I fattori positivi della sperimentazione si possono identificare nella collegialità delle scelte educativo-didattiche e dell’organizzazione dell’intera vita scolastica, nella continuità/discontinuità della presenza degli adulti educatori sia docenti che non, nel nuovo ruolo dell’adulto che guida e sostiene senza sovrapporsi al bambino, nell’attenzione ai processi di sviluppo e apprendimento più che ai prodotti, nella possibilità di relazioni simmetriche e asimmetriche che consentono ai bambini di raggiungere migliori competenze sociali, nell’attività di tutoring dei bambini più grandi nei confronti dei più piccoli, nel maggiore sostegno alla genitorialità attraverso incontri su temi “forti” che riguardano la famiglia ed il rapporto genitori-figli.
Le scelte pedagogiche e didattiche fatte negli anni ’90 si rivelano assolutamente lungimiranti e data la rilevanza a livello regionale ma anche nazionale del progetto di continuità 1/6 anni, si comprende l’importanza del lavoro svolto, assunto a modello per l’intera nazione come scritto nella legge della “Buona Scuola”, per una scuola 3.0.
Il principio portante dell’esperienza dei Centri Integrati 1/6, più o meno chiaramente dichiarato, è che i campi di esperienza, di cui si parla negli Orientamenti e nelle nuove Disposizioni per i Servizi all’Infanzia, sono gli ambiti dell’esperienza umana, quindi anche del bambino e sono gli stessi, da 0 a 100 anni, ma sempre più complessi, specializzati e approfonditi. E’ in questo lungo cammino che si inserisce il segmento 0/6, che deve diventare continuità con il 6/18 e così via, nella formazione che non cessa mai. Se non si comprende questo, non si comprende la continuità (cit.).
All’obiezione che i bambini, negli 0/6, vengono “frazionati” per essere osservati e valutati, io rispondo che si tratta di un PREgiudizio che perde di vista il fatto che la globalità è fatta di tante parti e che vedere le singole parti non vuol dire necessariamente perdere di vista la globalità. Così i campi d’esperienza o le intelligenze multiple, vengono sondate per favorire la conoscenza del bambino nel suo insieme, tenendo conto delle sue particolarità e varietà. Questo fatto favorisce realmente le pari opportunità perché consente la valutazione di difficoltà che si possono superare, se sono chiaramente identificate.
L’osservazione, molto importante per capire davvero la direzione del nostro intervento educativo, avviene in contesti giocosi o in proposte di gioco mirate, non calate dall’alto ma integrate nel vissuto del gruppo di bambini e nelle attività che si vanno compiendo. I dati ricavati sono uno strumento che consente alle educatrici/insegnanti di realizzare proposte a misura di bambini reali e non ipotetici o peggio ancora in nome di una didattica tradizionale. Quindi non “spezzettamento” ma osservazione mirata per ricomporre un’ unicità davvero compresa e sostenuta, anche nelle sue difficoltà.
Un’ultima valutazione: la risposta delle famiglie allo stile educativo dei Servizi Integrati 1/6 è quasi per la totalità positiva, a volte direi entusiasta, non solo per la professionalità e il calore con cui vengono accolti genitori e bambini ma per una continuità reale che vivono sulla loro pelle, fatta di incontri con persone conosciute, col personale scolastico e altre famiglie, di atteggiamenti univoci e non contraddittori delle educatrici, insegnanti e personale di supporto, di ambienti conosciuti e diventati familiari, di un clima cordiale e disteso in un contesto che dialoga al suo interno.
Certamente non tutto è sempre andato liscio; si sono vissuti periodi di difficoltà anche profonda ma la passione professionale e il senso di responsabilità hanno fatto sì che comunque l’azione educativa si svolgesse nel modo più equilibrato e condiviso possibile.
Questo, e anche qualcosa di più, è il progetto dei Centri Integrati 1/6 del Comune di Scandicci e il mio auspicio è che davvero l’Italia tutta possa avvantaggiarsi di simili servizi all’infanzia, sostenuti dall’investimento statale perché inseriti a pieno titolo nel percorso dell’istruzione, garantita dalla nostra Costituzione.