Seminario regionale “I laboratori del sapere scientifico”

Seminario “I Laboratori del Sapere Scientifico (LSS) nella Scuola dell’Autonomia”

Martedì 15 ottobre 2013programma seminario

Report:programma seminario

L’assessore regionale all’istruzione signora Stella Targetti introduce i lavori rilevando il carattere innovativo di un metodo che dalla volontarietà delle proposte è diventato sistema, capace di incidere a lungo termine sulla professionalità dei docenti e sui risultati dell’apprendimento scolastico degli alunni.

Il carattere metodologico di tipo induttivo e laboratoriale è l’aspetto specifico e saliente del metodo che s’innesta in un curricolo verticale.

La scommessa è di mettere insieme scuole che hanno già svolto un percorso a scuole che aderiscono per la prima volta all’iniziativa regionale e realizzare insieme una rete che crei formazione e generi rapporti tra operatori della scuola, in modo concreto e appassionante.

Resta tutto da inventare un modo di rendere conto del lavoro svolto e strumenti che possano dare la dimensione del risultato, anche sugli apprendimenti degli alunni.

Visti i dati OCSE che ci pongono all’ultimo posto in Europa per conoscenza e competenza scientifica, dobbiamo porci obiettivi ambiziosi.

La dott.ssa Palamone, direttrice dell’Ufficio Scolastico Regionale, conferma i dati OCSE che ci pongono in una bruttissima situazione. Che cosa fare? Smettere di teorizzare e produrre più didattica; è stato fatto molto ma si sono verificate poco le ricadute sugli alunni.

Il coinvolgimento delle scuole è ancora troppo parziale: ci vuole più contaminazione e più formazione.

Roberto Casalbuoni presenta la storia del progetto di messa a sistema delle buone pratiche educativo/didattiche scaturite dall’esperienza scandiccese condotta dal Prof. Carlo Bernardini negli anni 1982-87, e che allora parevano avveniristiche.

Nel 96 è pubblicato il libro “Eresia della scienza” di Alan Cromer, dove si sostiene che per riuscire a intervenire sulle competenze scientifiche di un individuo ci vogliono almeno venti anni; da qui fondamentale l’esigenza di cominciare dalla scuola dell’infanzia.

Nel 2000 la Regione realizza l’iniziativa di Alfabetizzazione Scientifica con

– La messa a fuoco di esperienze valide e metodi esportabili.

– La formulazione di criteri di validazione

– La formulazione di una griglia per la sistematizzazione delle esperienze validate.

Nel 2004 parte l’iniziativa Progettotrio, il sito di autoformazione regionale che ancora è disponibile, collegato a successivi convegni e seminari.

Dal 2009/10 si realizzano i “Laboratori del sapere scientifico” con il sostegno sia formativo e metodologico, sia finanziario e documentale, alle scuole che s’impegnavano a realizzare pratiche innovative di sperimentazione didattico-scientifica.

Oggi il bando 2013-16 che consentirà ad altre scuole di aderire a questo percorso formativo di didattica innovativa.

Dopo questi interventi, hanno parlato quattro dirigenti scolastici di altrettanti istituti e/o comprensivi che hanno preso parte all’iniziativa regionale. Le conclusioni:

– gli aspetti fondamentali di questi tre anni di lavoro sono:

a) la didattica e la riflessione sul modello educativo del cosa e come apprendere.

b) l’intervento del dirigente che è responsabile dei risultati del servizio e in termini più concreti degli apprendimenti degli alunni. Nella scuola dell’autonomia il dirigente è diventato colui che si occupa di bandi di gara, di appalti delle pulizie e manca il tempo (a meno che non si lavori di notte) di pensare al metodo educativo. Ci vorrebbe l’inserimento di una figura, una volta lo psico-pedagogista, che si occupa strettamente del fare scuola sia nel metodo sia nella didattica.

Il dirigente deve essere un leader educativo e motivazionale.

c) La riflessione sulla formazione dei docenti e l’accompagnamento di docenti formatori per l’intero percorso.

d) La documentazione e la condivisione delle esperienze tra colleghi che è più incisiva rispetto a banche dati a disposizione.

e) Il rifiuto di una attività scientifica troppo trasmissiva e nozionistica.

– Che cosa fare:

a) Redigere un elenco dei saperi essenziali

b) Fare una raccolta di esperienze

c) Inserire nelle programmazioni almeno uno dei progetti realizzati e già documentati dai colleghi.

d) Dare un piccolo incentivo a chi metterà in atto nuovi percorsi e li documenterà.

e) Coinvolgere anche le famiglie in questo processo formativo.

f) Creare un raccordo col Miur secondo le indicazioni nazionali.

g) Creare una rete delle esperienze e dei progetti realizzati, anche interna all’istituto, perché siano coinvolti tutti i docenti.

– Le necessità:

a) Inserire una figura-funzione per l’innovazione didattica, anche interna, ma con alta professionalità e supportata dalla regione.

b) Mantenere sollecitazioni esterne per il proseguimento delle esperienze anche attraverso la collaborazione stretta con Atenei.

c) Ricevere supporto per la documentazione.

d) Realizzare la formazione e il confronto, anche esternamente alla scuola.

e) Verificare e rendicontare l’efficacia degli apprendimenti.

f) Promuovere occasioni di incontro/coinvolgimento delle famiglie nell’attività scientifica.

g) Realizzare una mailing list d’insegnanti da mettere in contatto.

Si è svolta quindi una tavola rotonda sul tema “Che cosa fare per la sostenibilità dei Laboratori del Sapere Scientifico”, una volta conclusasi l’esperienza triennale sostenuta dalla Regione Toscana.

Prof.ssa Simoni scuola di musica Toscana:

– Le scuole si devono mettere in rete per dialogare con le istituzioni, fare formazione e avere visibilità. Le scuole devono raccontare e non solo rendicontare.

– Ancora le scuole e con esse dirigenti e insegnanti devono assumersi l’onore e l’onere della piena autonomia.

Prof. Bandinelli ufficio scolastico regionale

Strumenti di continuità/sostenibilità:

– Creare un profilo professionale degli insegnanti nuovo

– Creare reti come incubatori di formazione a livello individuale, di gruppo di lavoro, di scuola ecc.

– Inserire l’attività educativa/ didattica in una visuale più ampia di rapporto scuola/lavoro/famiglie.

– Intervenire sull’organizzazione scolastica.

Antonio Raschi del C.N.R. racconta delle esperienze delle scuole nei progetti scientifici e si rallegra delle iniziative eccellenti della regione. Annuncia un libro che uscirà fra poche settimane sull’argomento.

Dopo i saluti dell’assessore regionale Stella Targetti, viene fatta una pausa per il pranzo.

I lavori riprendono all’interno dei workshop tematici.

Riflessioni su:

Il laboratorio scientifico: progettazione curricolare e realizzazione didattica.

Considerazioni:

– E’ necessario insistere sul carattere di trasferibilità delle esperienze.

– Occorre un cambiamento culturale degli insegnanti.

– Occorre che il dirigente scelga tra le tante proposte, ciò che serve davvero alla scuola e che lo sostenga con forza. Il suo ruolo è fondamentale.

– E’ importante esplicitare e condividere gli obiettivi per poter meglio coinvolgere anche i colleghi docenti più refrattari.

– E’ essenziale fare una riflessione sugli interessi degli alunni e la loro valorizzazione.

– Se il fallimento è attribuito a cause esterne, non abbiamo le motivazioni per superarlo.

– Occorre un più compiuto e meditato collegamento tra le scuole del 1° e 2° ciclo, realizzando un curricolo dall’infanzia alle medie.

Intervento di Daniela Sgobino (Ins scuola infanzia)

Mi chiamo Daniela Sgobino e sono insegnante di scuola dell’infanzia nel comune di Scandicci.

Come si vede anche dal colore dei capelli, sono una veterana e ho fatto parte del gruppo di lavoro che ha collaborato a suo tempo col Professor Carlo Bernardini, proprio all’inizio del progetto di Educazione Scientifica che ha introdotto, come si è detto anche stamattina, il grande lavoro della Regione Toscana sull’argomento.

Parlo per la mia esperienza d’insegnante nella scuola dell’infanzia, e com’è emerso da più parti, posso confermare che la formazione per me e le mie colleghe si è rivelata fondamentale: infatti la costruzione di presupposti teorici descrive la cornice di intervento educativo-didattico entro la quale siamo più o meno certi di non combinare guai. E’ vero che siamo tutte abbastanza in difficoltà rispetto ai contenuti scientifici che, per i nostri trascorsi scolastici, non padroneggiamo abbastanza, tuttavia la formazione ci impegna a definire obiettivi condivisi dell’apprendimento dei bambini che ci danno la misura delle cose da fare. Le insegnanti, come giustamente è stato detto in precedenza, non sono onniscienti (guai se ci ritenessimo tali!) e quindi è necessario fare cose a misura di bambino, per non inoltrarsi in progetti di difficile gestione. Le cose a misura di bambino però nascono dai bambini stessi che con le loro domande ci indicano i loro interessi e le loro potenzialità.

E’ la curiosità dei bambini che dà l’imput alla costruzione di percorsi didattici molto coinvolgenti, proprio perché nati dalle loro domande e, fattore determinante, legati al loro vissuto quotidiano che rende le esperienze interessanti.

Può capitare così che mi trovi a parlare con i bambini di bagnetto nella vasca e da lì parlare di acqua, di galleggiamento, per poi trovarmi in un museo a scoprire com’è fatta una balena di 25 metri e quindi misurarla con un filo di lana rosso; portare a scuola il “filo della balena” per scoprire con i bambini che il salone della scuola è lungo una balena o che il perimetro della recinzione è lungo 2 balene e mezzo.

Come pure può capitare di vedere una “chiazza luminosa” sul soffitto della sezione, all’ora di pranzo e comprendere, passo dopo passo, che non è l’insegnante a produrla né la seggiolina immediatamente sottostante e neppure il lampadario sovrastante perché spento, ma in un gioco d’ipotesi e verifiche continue, arrivare a scoprire che il sole illumina una bottiglia di acqua, com’è descritto nel libretto La traccia di un’innovazione, allegato in cartellina.

libretto Traccia Innovazione

L’osservazione del fenomeno, la discussione conseguente, la formulazione d’ipotesi e la loro verifica immediata per rilanciare nuove idee condivise, è il modo per sviluppare l’interesse, evitando quindi il rifiuto, verso contenuti di tipo scientifico. Abbiamo evidenziato quanto sia grande la curiosità dei bambini, quanto si appassionino alle scoperte e alle discussioni condividendo con i compagni le proprie conoscenze, che in qualche modo hanno sin da piccoli.

Il bambino sul seggiolone che getta ripetutamente oggetti verso il pavimento sperimenta la forza di gravità anche se non lo sa e così anche altre informazioni sono già presenti nel bambino pur se in forma non elaborata. Questo patrimonio di conoscenze esistenti è ciò che va valorizzato, incrementato e ci consente di procedere nello sviluppo delle abilità di tipo scientifico dei bambini. (scientificità non specifica).

Il grande lavoro di confronto di esperienze, di elaborazione d’ipotesi, di verifica, di dialogo tra i compagni, agisce su quella che Vygotskij definisce la zona prossimale di sviluppo, cioè l’area in cui il bambino non ha ancora raggiunto una competenza, ma vi è talmente vicino che l’aiuto di un compagno più grande può fargli guadagnare la competenza stessa.

In questa prospettiva il lavoro fatto aiuta tutti i bambini a trarre vantaggio dalla condivisione di esperienze che, proprio perché interdisciplinari e ad ampio respiro, è fondamentale si compiano sin dalla scuola dell’infanzia.

Conclusioni del seminario

I membri del comitato scientifico che coordinano il workshop terminano con le seguenti considerazioni:

siamo a una svolta nel fare scuola; da trasmettitori di conoscenza, stiamo diventando altro. La scuola sta cambiando anche se lentamente e ci sono già molte realtà che indirizzano la loro attività formativa e didattica su metodi sperimentali che seguono le indicazioni ministeriali. Queste tendono a fare rete per accrescere la propria professionalità e arrivare a una scuola davvero inclusiva e con dati più confortanti dal punto di vista degli obiettivi formativi degli alunni.

Il lavoro futuro sarà incentrato sulla strutturazione di azioni di sistema che sussistano anche oltre l’intervento regionale e che si allarghino ad altre realtà mediante la contaminazione di esperienze valide e metodi d’insegnamento/apprendimento condivisi.

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